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Luna o Marte: è questo il dilemma?

17 giugno 2010

Una nuova politica spaziale è stata recentemente formulata dal presidente Obama. La proposta presidenziale è ora all’esame del Congresso, in un acceso dibattito. Come avviene in situazioni analoghe molte passioni ed interessi sono in gioco.
L’emergere di posizioni opposte è un fenomeno complesso. A volte una proposta è condivisa o avversata a seconda della parte politica che l’ha originata. La perdita o la creazione di posti di lavoro in una regione condiziona le iniziative dei rappresentanti politici espressi dal territorio. Specifici gruppi di interesse industriale cercano di influenzare le decisioni politiche in base ai loro interessi economici. Mentre da un lato si è sottolineato che il programma Constellation, sottofinanziato e quindi non realizzabile, comprometterebbe futuri sviluppi tecnologici, dall’altro lato la NASA  è accusata di avere già preso iniziative che pregiudicano il futuro di Constellation, pur in assenza di un pronunciamento del Congresso.

Alcune voci negli Stati Uniti sostengono che il Paese stia per perdere il suo primato spaziale, a causa delle nuove minacce di crescita dei programmi spaziali di Cina e India, mentre la Russia sta riacquisendo il suo ruolo nello scenario spaziale. Ma in realtà la politica  statunitense nel campo dell’esplorazione spaziale condiziona sempre pesantemente, o meglio determina, le scelte di tutti gli altri Paesi.
Il programma di esplorazione del sistema solare proposto da Obama, e l’atterraggio su un asteroide nel 2025, ha creato interesse, ma i dettagli del programma non sembrano essere stati comunicati in modo chiaro.
Il quadro sembra tuttavia chiaro se si pone attenzione ad una frase dell’amministratore della NASA Charlie Bolden (1 febbraio 2010 Conferenza stampa di bilancio della NASA): “Imagine that trips to Mars take weeks instead of almost a year….
Molto probabilmente Bolden si riferiva a VASIMR, che potrebbe essere in grado di portare un equipaggio su Marte in soli 39 giorni, secondo quanto riportato sul sito del costruttore. Lo scenario e le caratteristiche delle esplorazioni spaziali sarebbero completamente diverse. La  dichiarazione di Bolden sul calendario di una missione su Marte (non prima di dieci anni) è compatibile con lo stato attuale di VASIMR..
Ritengo perciò che il problema non sia Luna o Marte, come spesso viene raffigurato.
La visione proposta da Obama non può prevedere risorse per realizzare un nuovo razzo convenzionale: la possibilità di sviluppo di sistemi di propulsione innovativa sarebbe irremediabilmente compressa.
Il vero dilemma è: VASIMR è una scommessa vincente?


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Categorie: aerospazio, strategie, tecnologia | Commenti (1) | Edit

Un commento a “ Luna o Marte: è questo il dilemma?”

  1. Francesco scrive:

    Non esiste un dilemma Luna o Marte.
    Purtroppo, alcune Agenzie Spaziali, nazionali o sovranazionali, non hanno ancora compreso il cambiamento epocale che porta Obama nello spazio, con riflessi importanti anche nella
    aeronautica civile.

    Il primo scienziato che fondò l’astronautica, Tsiolkosvsky, pensò ad un’astronave per andare tra pianeti ed asteroidi; così pensava anche Crocco, il fondatore dell’astronautica italiana. Solo i tedeschi rimasero, per ragioni varie, ancorati al concetto di missile per andare sulla Luna. Concetto ripreso da Kennedy, per ragioni politiche, ma considerato superato dai sovietici già negli anni 60. Il primo a studiare il motore atomico, proprio come propulsore di un’astronave, fu Shen Tsien, fondadore del JPL, imprigionato in USA e fuggito in Cina, divenendo il padre del lanciatore Lunga Marcia.
    Anche la Sapienza, di Roma, studiava il motore atomico, negli anni 50, prima che i sovietici lanciassero lo Sputnik.
    L’investimento in propulsori chimici è ormai superato, ma il propulsore atomico non serve per andare su Marte, serve per navigare nel sistema solare. Del resto chi arriva prima su Marte che fa ? Potrà stare più giorni sul pianeta, ma la dose di radiazione assorbibile è un’invariante. Già i piloti ad alta quota hanno problemi e su Marte la pressione atmosferica al suolo è quella che abbiamo, sulla Terra, a 50 Km di altitudine.
    I russi, di contro, pensavano già negli anni 60 ad una nave, con una parte ( diametro 6 m) in rotazione per la gravità artificiale, da montare in orbita e con navette automatiche o guidate per andare e venire dall’astronave. Tra l’altro il sistema russo presenta un numero enorme di vantaggi militari ( tra cui lo svincolo da poligoni troppo ” visibili ed offendibili”); tali vantaggi Crocco li paventava già negli anni 50 ed era contento che i militari si ostinassero con la missilistica.
    In definitiva è come se noi ci arrabbattassimo per fare una nave per andare a Palermo ed un’altra per Olbia. Si fa una sola nave e poi, se non c’è pontile, si prende la scialuppa. Logico, o non?
    E se si fa una nave spaziale, proprio in un momento in cui lo sfruttamento del sistema solare è una soluzione a medio termine ?
    Nel bilancio NASA, vi sono voci quali : Landing a facility to test processing technologies for transforming lunar or asteroid materials for fuel could eventually allow astronauts to partially live off the land.

    Nel bilancio ESA, di contro, vi sono fondi per cercare acqua sulla Luna, questo quando siamo pieni d’asteroidi fatti solo d’acqua !!!

    Per concludere: non sarebbe opportuno, che come avviene in altri Paesi industrializzati, fosse il Ministero della Ricerca, di concerto con il Ministero della Difesa, a stendere il piano Aerospaziale italiano, dopo aver visto cosa possono offrire anche enti quali CNR ed INFN ??
    In un momento in cui l’aeronautica d’alta quota si confonde lo lo spazio, come pensava Crocco negli anni 50, sarebbe cosa buona e giusta.
    Torneremmo alle logiche del CNR, dell’Accademia dei Lincei,della Sapienza e della Città dell’Aria: Guidonia.

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